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Sarri post Juventus-Sampdoria 2-0: "È stato uno dei campionati più difficili"


La conferenza stampa di Maurizio Sarri post Juventus-Sampdoria 2-0 di Serie A, domenica 26 luglio 2020


Sarri: "Come diceva prima Bonucci, penso sia stato uno dei campionati più difficili per tutto quello che è successo. Siamo in attività dal 6 di luglio e l'abbiamo vinto il 26 di luglio dell'anno dopo, una cosa dura. Nessuno mi venga a dire che 50-60 giorni chiusi in casa per il lockdown leggendo di migliaia di morti sia stato un momento rilassante. Stagione complicatissima, dura. Nello sport, nel calcio, nella vita non c'è assolutamente niente di scontato. Vincere è sempre difficile, vincere per 2-3 anni è difficilissimo, vincere per 9 anni come hanno fatto alcuni di questi ragazzi penso che sia un'impresa straordinaria".


"Non so se sono sottovalutato, so che di allenatori italiani in attività che hanno vinto in Italia e in Europa ce ne sono pochi, molto pochi. In questa società la costante di questi 9 anni è la società, che ti mette nelle condizioni di poter vincere per organizzazione. Dall'esterno può sembrare una società fredda, invece nei momenti difficili è una società che ti sta vicino, il presidente sa affrontare le difficoltà standoti più vicino di sempre. Penso ci sia molto di loro in questo filotto di scudetti".


"Questa stagione è stata un'esperienza nuova un po' per tutti. Si va a scavare sugli aspetti umani delle persone. Io sono stato contentissimo dopo il lockdown, quando ho ritrovato i ragazzi, di ritrovarli cresciuti dal punto di vista umano. I giocatori forse sono rimasti gli stessi ma quando si migliora come uomo si migliora anche come calciatore. Sono rimasto sorpreso e contento di questo aspetto. All'inizio quando incontri i tuoi giocatori vedi solo le facce dei campioni, li vedi solo come fuoriclasse, come calciatori; poi piano piano quando cominci ad entrare nello spogliatoio vedi dei ragazzi, degli uomini e cominci ad affezionarti. Sono contentissimo per loro perché questo è un gruppo con qualche elemento che vince da tantissimi anni con allenatori diversi. Il merito è di questo gruppo, coadiuvato dalla società. Le sensazioni sono state belle perché io come tutti i bambini sognavo da grande di vincere lo scudetto: l'ho vinto da grande, da vecchio, però l'ho vinto".


"La Juventus dovrà cambiare, come ha fatto, quei due o tre giocatori in ogni stagione per avere un ricambio generazionale adeguato. Abbiamo tanti giocatori di esperienza ma abbiamo anche giocatori giovani forti: de Ligt è un giovane forte, Rabiot è un giocatore di 25 anni che sta crescendo in maniera esponenziale, Bentancur è un giocatore ancora giovane e forte. Abbiamo già predisposto le basi anche per le prossime stagioni, poi come succede in tutte le squadre 1 o 2 giocatori l'anno saranno cambiati. Uno scambio è già stato fatto. Questo è un compito del direttore, a giudicare dai risultati che ha fatto negli ultimi anni penso che lo sappia fare tranquillamente".


"Penso che l'allenatore della Juventus sia un bersaglio continuo, io negli ultimi anni ho sempre visto questo. Non ci faccio particolarmente caso, se prendi questo ruolo, prendi questa responsabilità, sarai bersagliato dalle critiche per tutte le sconfitte, i pareggi e le vittorie 1-0. È un aspetto che fa parte del ruolo, non ci vedo niente di particolare. Poi io questa cosa non la soffro molto, per carattere, perché non leggo niente, sono concentrato solo sul campo, tutto il resto mi lascia quasi indifferente. Non perché non considero le critiche, ma è il mio modo di tenere la testa sempre e comunque sul campo e sulla squadra. A volte mia moglie mi chiede qualcosa a cena e mi dice 'non riesco a prendere la linea' perché sto pensando ad altre cose e non le rispondo neanche. Il carattere mio è questo, quando mi concentro su qualcosa tutto il resto mi sfiora".


"de Ligt penso abbia avuto solo crampi. Per Dybala la preoccupazione che si ha un problema muscolare c'è".


"Quando vinci qualcosa, il primo pensiero va a tutte le persone a cui fai fare dei sacrifici per arrivare a questo obiettivo, quindi pensi al tuo staff che hai massacrato di lavoro, alla tua famiglia dalla quale sei spesso distante anche quando sei vicino, mentalmente distante, penso a qualche amico, Aurelio Virgili, che ogni tanto gli telefono la notte per sfogarmi e lui si mette ad ascoltarmi. Sono tutte persone alle quali togli qualcosa e nel momento in cui poi riesci ad ottenere un obiettivo a queste persone ci pensi".

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