• Simone Avsim

Ronaldo insegue Josef Bican, il più grande cannoniere della storia del calcio ||| Avsim Zoom



Chi era Josef Bican, il calciatore con più gol ufficiali (805) nella storia del calcio


"Ho sentito molte volte la teoria secondo la quale era più facile segnare ai miei tempi. Ma le occasioni erano le stesse anche cento anni fa e saranno le stesse anche tra cento anni. La situazione è identica e tutti dovrebbero concordare sul fatto che una occasione dovrebbe trasformarsi in un gol. Se avevo cinque occasioni facevo cinque gol, se ne avevo sette ne segnavo sette”.


Parole e musica del miglior bomber che la storia del calcio abbia mai concepito. Chi? Pelè? Ma no... parliamo di Josef Bican, alias colui che è stato capace di realizzare 805 reti in 530 partite ufficiali, 1468 totali considerando anche le partite amichevoli, staccando quindi anche lo stesso O Rei.

Come? Non lo conoscete? Assurdo! E invece... no. Probabilmente, se questo campione fosse vissuto in un'epoca differente, avrebbe tutt'oggi la fama che merita, che invece gli è stata mutilata, indovinate un po', dalle guerre e dai totalitarismi.

Ma riteniamo che la sua storia sia assolutamente degna di essere raccontata, anche per riportare alla luce la memoria di un prodigio ignorato ingiustamente dal suo tempo.


Fu vera gloria? Ai posteri l'ardua sentenza. Fatto sta che Josef Bican nasce a Vienna il 25 settembre 1913, nell'allora Impero Austro-Ungarico da papà Frantisek e mamma Ludmila, entrambi di etnia ceca. Come sappiamo la capitale asburgica è una delle città più multietniche di tutta Europa a quel tempo, e solo nove mesi dopo la nascita di Josef, Gavrilo Princip uccide l'erede al trono austriaco Francesco Ferdinando in visita a Sarajevo, dando inizio alla Prima Guerra Mondiale, al termine della quale l'impero sarà smembrato. Il giovane Pepi (questo il suo soprannome) passa però l'infanzia innamorandosi sempre di più del calcio, che pratica persino scalzo per le strade viennesi del Favoriten, uno dei quartieri popolari della capitale austriaca, affinando sempre di più le proprie doti di controllo di palla e la propria tecnica. Nel 1921, quando ha solo otto anni, il padre, anch'egli calciatore, muore in seguito alle complicazioni provocate da un grave infortunio al rene, all'età di soli 30 anni. A 12 anni entra nelle giovanili dell'Hertha Vienna, mantenendosi nel frattempo come apprendista operaio in fabbrica. Il suo contratto prevede che gli sia riconosciuto uno scellino per ogni rete realizzata, e vi lasciamo immaginare quanto si rivelerà svantaggiosa questa particolare clausola per la squadra viennese. Trascorre le estati in Cecoslovacchia dai nonni e impara a parlare sia il tedesco a scuola che il ceco in famiglia.


A 18 anni approda al Rapid Vienna, uno dei team più prestigiosi del suo Paese, con un contratto da 100 scellini al mese, arrivando al debutto in prima squadra il 6 settembre 1931, dove non va tanto per il sottile siglando un poker nella vittoria per 5 a 3 nel derby contro l'Austria Vienna di Matthias Sindelar, altro fenomeno della Nazionale austriaca di quegli anni che viene soprannominato "il re del calcio".

Realizza 10 gol nel suo primo campionato da professionista e il club, per trattenerlo, arriva persino a quadruplicargli l'ingaggio. Ma lui non è contento dell'aria che si respira a Vienna, anche perché in Germania sale al potere un signore austriaco molto autoritario provvisto di folti baffi: un certo Adolf Hitler. Bican inizia quindi a spingere per lasciare il club e tornare nella sua terra natia, la Cecoslovacchia, per giocare nello Slavia Praga, squadra che tutt'oggi disputa regolarmente le coppe europee.

La società e l'allenatore non condividono la sua decisione e lo mettono addirittura fuori rosa, e, anche se vincerà il primo campionato della sua carriera da separato in casa, nel 1935 ottiene il trasferimento all'Admira Vienna, dove rimarrà per le successive due stagioni vincendo ben due campionati di fila. Nel frattempo avvia le pratiche per ottenere il passaporto cecoslovacco e, dopo essersi liberato dal club della capitale (che non vuole lasciarlo partire per non vedere i propri ricavi calare), si trasferisce finalmente nella sua terra di origine coronando il suo sogno di giocare per lo Slavia, che per averlo mette persino in campo gli avvocati e paga un indennizzo economico alla squadra austriaca.

Qui rimarrà per ben 11 anni, attraversando tutto il periodo della seconda guerra mondiale, vincendo anche quattro campionati di fila (dal 1940 al 1943) e persino la Coppa dell'Europa Centrale, una sorta di Champions League dell'epoca, dove segna 10 gol in 8 partite compresa una tripletta all'Inter.


Segna centinaia di reti arrivando ad un clamoroso picco di 57 gol in 26 partite di campionato nel 1943/44.

Tuttavia nel periodo nazista Hitler annette al Reich tedesco l'Austria (1938) invadendo nello stesso anno la Cecoslovacchia e instaurandovi un protettorato.

Bican ha inizialmente debuttato per la nazionale austriaca nel 1933, disputando i mondiali dell'anno successivo dove sarà eliminato in semifinale dall'Italia, futura vincitrice del primo mondiale della sua storia. Con i biancorossi segna 14 gol in 19 partite, ma una volta ottenuta la cittadinanza cecoslovacca, Bican opta per giocare per il suo paese di origine. Dopo l'occupazione da parte dei nazisti, però, egli si ritrova a giocare per la nazionale del Protettorato di Boemia e Moravia, ovvero i possedimenti tedeschi in Cecoslovacchia, segnando addirittura una tripletta alla nazionale nazista in un incontro finito 4 a 4.

Una tripletta dal sapore speciale, considerando che Bican ha personalmente rifiutato la richiesta del Fuhrer di diventare cittadino tedesco e di giocare per la nazionale del Reich, accettando di lavorare persino in un'acciaieria fino alla fine della guerra, continuando ovviamente nel frattempo a giocare a calcio.

Bican è inoltre, per questa ragione, l'unico giocatore della storia del calcio ad aver segnato per tre diverse nazionali.


Alla fine del conflitto mondiale diverse squadre europee si fanno avanti per acquistarlo, in particolare la Juventus: Bican è sul punto di accettare il trasferimento in Italia, ma è frenato dalla paura che nel Belpaese si possa instaurare un regime comunista, e alla fine rifiuta per rimanere allo Slavia.

Purtroppo la previsione si rivelerà sbagliata, perché è proprio in Cecoslovacchia che nel 1948 salgono al potere i marxisti cechi.

Bican si rifiuta di aderire al Partito Comunista in quanto uomo libero e avverso ad ogni tipo di totalitarismo, perdendo per punizione averi e amici, venendo isolato e perdendo ogni chance di andare a giocare all'estero.


Per riavvicinarsi alle idee del Partito decide di trasferirsi, nel 1949, al Vitkovice, squadra legata al mondo operaio, laureandosi ancora capocannoniere del campionato l'anno successivo. Nel 1951, a 38 anni, si trasferisce in una squadra di seconda divisione, ma il Partito Comunista nel frattempo lo espelle definitivamente dalla città. Nel maggio del 1953, Bican viene addirittura acclamato dal popolo di Praga al posto del presidente Zapotocky, e, una volta richiamato in città, dopo aver rischiato 20 anni di prigione a causa della rivolta operaia che il suo nome sta provocando, torna a giocare per lo Slavia Praga (che nel frattempo ha cambiato il proprio nome in Dynamo Praga a causa dell'influenza sovietica), dove si ritirerà nel 1955, a 42 anni, non prima di essere diventato il calciatore più anziano della storia ad aver segnato nel campionato nazionale cecoslovacco.


Dopo il ritiro il Partito lo obbliga a lavorare come autista ed operaio nelle ferrovie cittadine. Dopo una breve parentesi poco fortunata da allenatore, Bican trascorre il resto della propria esistenza in povertà, venendo dimenticato completamente fino al 1989, ovvero sino alla caduta del regime comunista cecoslovacco.

Muore nel dicembre 2001, all'età di 88 anni, non prima che le sue gesta nel mondo del pallone vengano finalmente riconosciute: nel gennaio dello stesso anno l'IFFHS gli assegna il Pallone D'Oro come miglior bomber del XX secolo.


Ma che giocatore era Josef Bican? Pepi era un centravanti alto 1,78 (statura elevata per l'epoca), capace di giocare indifferentemente con entrambi i piedi e dotato di una tecnica sopraffina che gli permetteva addirittura di esibirsi in numeri da circo che attiravano folle su folle: celebre in questo senso l'aneddoto che racconta come Bican si divertisse a intrattenere le persone sugli spalti venute ad assistere ai suoi allenamenti calciando da fuori area per buttare giù lattine che aveva precedentemente posizionato sulla traversa, beccandole tutte. Una crossbar challenge ante litteram, per intenderci. Venne soprannominato dai tifosi "il cinico" per le sue incredibili doti realizzative: si dice infatti che sbagliasse una sola occasione da gol ogni venti. Il suo sconfinato talento lo portò persino ad essere invidiato dai suoi stessi compagni allo Slavia, che lo appellavano, non proprio in maniera amichevole, "bastardo austriaco".

Era anche un velocista eccezionale, in quanto percorreva 100 metri in 10,8 secondi.

Tutte caratteristiche che lo hanno reso il miglior bomber della storia.

Un fuoriclasse senza tempo la cui storia, però, è stata immeritatamente occultata dai regimi totalitari di cui è stata vittima. Ma che proprio per questo merita di essere ricordata e raccontata. Perché Josef Bican è stato prima di tutto un vero uomo di sport, che ha preferito rinunciare alla propria fama invece che vendersi ad un qualsiasi regime totalitario, restando però consapevole che il popolo non avrebbe mai potuto dimenticare quel fulmineo centravanti che arava i campi dell'Europa Centrale segnando caterve di gol ed emozionando i propri tifosi.


Si scrive Josef Bican, si legge miglior cannoniere della storia del calcio (per ora).

E ora sì, possiamo dirlo senza alcun dubbio: quella di Pepi fu ed è vera gloria: l’apoteosi dell’uomo libero e del campione di sport allo stesso tempo.


Giovanni Sparacino

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